Azioni e obbligazioni si muovono insieme o contro?
Saprai dire, guardando due mercati nello stesso giorno, se stanno raccontando la crescita o l'inflazione.
Che cosa misura davvero un indice azionario?
Si parte da che cosa c'è dentro il numero che si legge ogni sera nei telegiornali.
Una misura sintetica dell'andamento di un gruppo di società quotate.
Un indice riassume l'andamento di molte società in un numero solo, e il modo in cui le pesa decide che cosa stia effettivamente misurando. I più seguiti pesano per valore di mercato: le società più grandi contano di più, quindi l'indice racconta soprattutto loro. Quando poche società di grande dimensione salgono mentre la maggioranza scende, l'indice sale e la descrizione che ne dà chi lo legge è sbagliata. Il prezzo di un'azione riflette gli utili attesi scontati a un tasso, quindi si muove per tre ragioni distinte: utili che cambiano, tassi che cambiano, disponibilità a rischiare che cambia. Separarle è metà del lavoro, perché un rialzo dovuto a tassi in calo è fragile in un modo in cui uno dovuto a utili in crescita non è. Che cosa non dice: come sta l'economia. Le società quotate sono una parte minoritaria dell'occupazione e traggono ricavi da tutto il mondo. Un indice ai massimi mentre l'economia domestica rallenta non è una contraddizione: sono due misure di cose diverse.
Azionario americano è ai massimi del proprio intervallo dell'ultimo anno: 95° percentile.
Perché di solito, quando uno sale, l'altro scende?
La relazione classica ha una spiegazione sola, e non è la prima che viene in mente.
Il compenso in più che si chiede per accettare un'incertezza.
Nessuno accetta un esito incerto allo stesso prezzo di uno certo: la differenza è il premio, e attraversa ogni mercato. Il rendimento in più di un'azione rispetto a un titolo di Stato, quello di un'obbligazione societaria rispetto a una pubblica, quello di una scadenza lunga rispetto a una breve sono la stessa cosa applicata a incertezze diverse. Non si osserva direttamente: si ricava sottraendo da un rendimento la parte considerata priva di rischio. Si muove al contrario della fiducia, e più in fretta di quanto cambino i fondamentali. Nelle fasi distese si comprime perché chi ha denaro compete per impiegarlo; nelle fasi di paura si allarga perché tutti vogliono lo stesso riparo nello stesso momento. Gran parte delle oscillazioni dei prezzi viene da qui, non dalle attese sugli utili o sui tassi. Che cosa non dice: se sia giusto. Un premio compresso non significa che il mercato sbagli, significa che sta chiedendo poco per un rischio che non è cambiato. Diventa un problema quando qualcosa costringe tutti a riprezzarlo nello stesso momento.
Israele: 1205 eventi di conflitto registrati nelle ultime tre giornate concluse, con tono medio -6.3 e 7707 menzioni complessive nelle fonti.
Quando invece scendono insieme?
C'è un caso in cui la relazione si rovescia, ed è quello che fa più male a chi si credeva protetto.
Quanta crescita dei prezzi il mercato dà per probabile.
Le attese contano perché diventano comportamento. Chi si aspetta prezzi in salita chiede aumenti salariali maggiori, e chi vende alza i listini prima invece che dopo. L'aspettativa entra così nei prezzi di oggi, e questo la rende in parte capace di avverarsi da sé. Per questo le banche centrali le sorvegliano più del dato di inflazione corrente, che è già accaduto e su cui nessuno può più fare niente. Si misurano in tre modi che raramente concordano. I mercati finanziari le esprimono nei prezzi dei titoli indicizzati. I sondaggi le chiedono alle famiglie, che di solito rispondono numeri più alti perché pensano al carrello della spesa. Le indagini sulle imprese le colgono dal lato dei listini. Quando le tre misure divergono, la divergenza è il dato. Che cosa non dicono: se le persone ci credono davvero. Un'aspettativa dichiarata in un sondaggio costa nulla; una incorporata in un contratto triennale di fornitura costa. Le misure di mercato pesano più delle altre proprio perché chi le esprime rischia denaro sulla propria risposta.
Inflazione attesa a dieci anni è ai massimi del proprio intervallo degli ultimi cinque anni: 98° percentile.
Perché la banca centrale non può aiutare, in quel caso?
Il rovesciamento non è casuale: dipende da che cosa la banca centrale può e non può fare.
Le decisioni con cui una banca centrale governa il costo del denaro.
La banca centrale governa il costo del denaro a brevissimo termine, e da lì prova a influenzare tutto il resto. La catena è lunga: il tasso a breve orienta le attese sui tassi futuri, le attese formano i rendimenti a lungo, i rendimenti a lungo determinano il costo dei mutui e degli investimenti, e solo alla fine cambia quanto si costruisce e si assume. Ogni anello può cedere: un mercato convinto che la stretta sarà breve tiene bassi i tassi lunghi e vanifica in parte la manovra. Oltre al livello contano gli strumenti che agiscono sulle attese: quello che la banca centrale dice sul percorso futuro, e la dimensione del proprio bilancio. Nei periodi in cui il tasso non si può abbassare oltre, questi diventano l'unica leva rimasta. Che cosa non dice: quanto tempo servirà. Gli effetti sull'economia reale arrivano con ritardi lunghi e variabili, stimati fra i quattro e gli otto trimestri. La banca centrale decide oggi guardando dove sarà l'inflazione fra due anni, e nessuno può verificare in tempo reale se abbia deciso bene.
Treasury 2 anni è ai massimi del proprio intervallo dell'ultimo anno: 97° percentile.
Come si capisce in che regime si è?
C'è un numero che separa i due mondi, e si legge in un secondo se si sa dov'è.
La differenza fra un titolo normale e uno protetto dall'inflazione: quanta inflazione il mercato sta prezzando.
Due titoli dello stesso emittente e della stessa scadenza, uno indicizzato all'inflazione e uno no, rendono in modo diverso. La differenza è l'inflazione media che il mercato deve aspettarsi perché i due siano equivalenti: sotto quella soglia conviene il titolo normale, sopra conviene l'indicizzato. Non è un sondaggio né una previsione di un ufficio studi. È il punto in cui chi compra e chi vende smettono di essere d'accordo, e dietro c'è denaro impegnato. Si muove con il prezzo dell'energia più di quanto la teoria vorrebbe, perché il carburante è la parte del carrello che le persone vedono ogni settimana e su cui aggiornano le proprie aspettative. Nelle fasi di stress si muove anche per ragioni di liquidità: i titoli indicizzati si scambiano meno, e quando tutti cercano contante vengono venduti a sconto. Che cosa non dice: quanta inflazione ci sarà. Contiene un compenso per il rischio di sbagliare, che nelle stime vale qualche decimo di punto. Il mercato che prezza il due e mezzo per cento non si aspetta il due e mezzo: si aspetta un po' meno, e chiede il resto per assumersi l'incertezza.
Il rendimento a dieci anni si è mosso di +15 punti base in un mese: +13 di compenso reale e +2 di attese di inflazione. Movimento guidato dal compenso reale.