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Che cos'è la liquidità e perché conta

Alla fine

Saprai riconoscere quando una tensione nel finanziamento a breve è rumore di calendario e quando è un problema.

6 passi~13 min
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Dove si finanzia il sistema finanziario, ogni notte?

Si comincia dal mercato che quasi nessuno guarda e da cui dipende tutto il resto.

pronti contro termine

Un prestito a brevissimo termine garantito da titoli di Stato dati in pegno.

Chi ha titoli e serve contante li cede con l'impegno di ricomprarli il giorno dopo a un prezzo poco più alto: la differenza è l'interesse, e i titoli sono la garanzia. Su questo mercato gira ogni giorno il finanziamento a breve del sistema finanziario, per volumi che si contano in migliaia di miliardi e con margini di pochi centesimi di punto. Proprio perché i margini sono minimi, una tensione si vede subito: non c'è spazio per assorbirla in silenzio. Il tasso sale quando il contante scarseggia o quando chi lo presta comincia a dubitare della controparte. Le date sono importanti: a fine trimestre le banche riducono il bilancio per ragioni di bilancio, e il tasso si muove per contabilità invece che per stress. Un rialzo il trenta di giugno e uno il quindici di ottobre vogliono dire cose diverse. Che cosa non dice: se il problema è di chi paga o di tutti. Un tasso più alto può segnalare un sistema a corto di riserve, oppure una singola istituzione che nessuno vuole finanziare. Il primo caso chiama la banca centrale, il secondo no, e il tasso medio non li separa.

Nessun fatto dei giorni scorsi illustra questo passo.
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Quanto costa quel finanziamento, e cosa dice il suo prezzo?

Un mercato garantito da titoli di Stato misura la scarsità di contante, non la fiducia.

tasso sul finanziamento garantito

Quanto costa procurarsi contante per una notte dando titoli in garanzia.

È il prezzo del contante per una notte quando chi lo chiede offre titoli di Stato in garanzia. Sta al fondo della catena: ogni altro tasso a breve del sistema si costruisce sopra di lui, perché nessuno presta a una banca senza garanzia a meno di quanto costi prestarle con garanzia. Si calcola come media dei prestiti realmente conclusi in giornata, pesata per l'importo, quindi non è una quotazione chiesta a qualcuno: è quello che le parti hanno pagato. La banca centrale prova a tenerlo dentro un corridoio, e ci riesce finché le riserve nel sistema bastano. Quando scarseggiano, chi ha contante può chiedere di più e lo chiede: il tasso scavalca il limite superiore e la banca centrale deve immettere denaro per riportarlo dentro. Che cosa non dice: quanto durerà. I picchi di fine trimestre rientrano da soli in un giorno, perché nascono da esigenze di bilancio e non da scarsità. Un rialzo che resta per più sedute consecutive è un'altra cosa, e la differenza fra i due casi si vede solo aspettando.

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Che cosa dovrebbe impedirgli di salire troppo?

Esiste un soffitto teorico: capire perché a volte non tiene.

remunerazione delle riserve

Quanto la banca centrale paga alle banche sul denaro che tengono depositato presso di lei.

Una banca con contante in eccesso può prestarlo a un'altra banca, oppure lasciarlo depositato presso la banca centrale e incassare questo tasso senza correre alcun rischio. Nessuno presta a meno di quanto guadagna senza fare niente: per questo il tasso sulle riserve funziona da pavimento per tutti gli altri tassi a breve. È lo strumento con cui una banca centrale governa il costo del denaro quando nel sistema le riserve abbondano. Muoverlo produce effetti immediati sul mercato monetario e lentissimi sull'economia reale. Il primo giorno cambia quanto rende un conto deposito; servono trimestri perché cambi quanto si costruisce e quanto si assume. Che cosa non dice: quanto sia restrittiva la politica monetaria. Il livello da solo non basta: conta il confronto con l'inflazione e con il tasso che lascerebbe l'economia in equilibrio. Il cinque per cento è una stretta se i prezzi salgono del due, ed è uno stimolo se salgono del dieci.

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Che cos'è il denaro che le banche tengono alla banca centrale?

Il soffitto riguarda un conto preciso: vale la pena sapere che cosa c'è sopra.

riserve bancarie

Il denaro che le banche commerciali tengono sul proprio conto presso la banca centrale.

Sono il conto corrente che ogni banca commerciale tiene presso la banca centrale, e il mezzo con cui le banche si pagano fra loro: un bonifico da un istituto a un altro si regola spostando riserve. Non sono i depositi dei clienti e non finanziano direttamente i prestiti; sono l'infrastruttura di regolamento su cui il resto poggia. Quando la banca centrale compra titoli le crea, quando li lascia scadere senza rimpiazzarli le distrugge. Ciò che conta non è il totale ma la distribuzione. Un sistema con riserve abbondanti concentrate in pochi istituti può avere tensioni come uno con riserve scarse, perché chi ne ha non è obbligato a prestarle a chi non ne ha. I vincoli di bilancio introdotti dopo il 2008 hanno reso quel prestito più costoso, e quindi più raro. Che cosa non dicono: se il credito all'economia si espanderà. Riserve abbondanti non producono prestiti da sole. Servono qualcuno che voglia indebitarsi e una banca che lo giudichi solvibile, e nessuna delle due cose dipende dal saldo di quel conto.

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Quanto margine ha il sistema prima di soffrire?

Le riserve non bastano da sole: conta quanto ne avanza.

cuscinetto di liquidità

Il denaro in eccesso parcheggiato ogni notte presso la banca centrale.

Ogni notte i fondi monetari e le banche che hanno contante non impiegato lo parcheggiano presso la banca centrale, in cambio di titoli e di un interesse certo. Quel saldo misura quanto denaro nel sistema non trova un impiego migliore. Quando è pieno la liquidità abbonda e i tassi a breve restano incollati al pavimento; mentre si svuota, quel denaro sta rientrando nel sistema per comprare titoli di Stato o finanziare qualcun altro. Il drenaggio è la fase da guardare. Finché il cuscinetto assorbe le emissioni del Tesoro, il resto del mercato non se ne accorge. Quando finisce, le stesse emissioni cominciano a togliere riserve alle banche, e da lì i tassi a breve si muovono davvero. Che cosa non dice: dove sia il livello minimo. Nessuno conosce in anticipo la quantità di riserve sotto la quale il sistema comincia a scricchiolare, perché dipende da come sono distribuite fra istituti. Si scopre superandola, ed è successo: nel settembre del 2019 il mercato dei prestiti garantiti è esploso in una giornata che nessun modello aveva previsto.

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Chi altro toglie e mette liquidità senza deciderlo?

Ultimo pezzo: un canale che muove la liquidità per ragioni di calendario, non di politica monetaria.

conto del Tesoro

Il conto corrente che lo Stato tiene presso la banca centrale.

Lo Stato incassa tasse e vende titoli, e il denaro finisce su un conto presso la banca centrale. Da lì paga stipendi, pensioni e fornitori. Il punto è che quel conto sta fuori dal sistema bancario: quando il saldo cresce il denaro è uscito dai conti di cittadini e imprese e non circola più, quando cala rientra. Il Tesoro finisce così per governare la liquidità del sistema come effetto collaterale di scelte prese per tutt'altra ragione. I momenti da guardare sono due: le scadenze fiscali, quando il conto si gonfia in pochi giorni, e le fasi in cui il Tesoro ricostruisce le proprie disponibilità dopo averle consumate. In entrambi i casi le riserve delle banche calano senza che la banca centrale abbia deciso nulla. Che cosa non dice: se la liquidità che esce farà danno. Con riserve abbondanti un drenaggio anche grosso passa inosservato; lo stesso drenaggio, con riserve al minimo, muove i tassi a breve. Il saldo va sempre letto insieme a quanto margine c'è nel resto del sistema.

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